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L’acido borico, un rimedio conosciuto sin dall’800

L’acido borio, o ortoborico, rappresenta per la medicina para-farmaceutica un’ottima alternativa ai farmaci di sintesi più aggressivi, determinando il proprio spettro d’azione in vari indirizzi di utilizzo e di cure.

Un rimedio efficace, conosciuto sin dalla metà dell’800.

Durante la ‘fioritura’ farmaceutica professionale, che in quel periodo surclassava le precedenti esperienze alchemiche nell’utilizzo della chimica e dei minerali tramite farmaci spesso deleteri per il fisico, alcuni medici e farmacisti potenziarono la ricerca farmacologica per incrementare l’utilizzo di questo acido in diverse tipologie e interventi mirati.

La storia di questo prodotto inizia ancora prima e si perde nel romanzo romantico dei grandi viaggiatori europei.

Fu probabilmente Marco Polo, tornando dal suo Grande viaggio in Oriente nel XIII secolo, a portare ai veneziani la conoscenza dell’acido ortoborico come prodotto impiegato per l’artigianato orafo, non conoscendo le destinazioni mediche preparate da alcuni sciamani tra gli altipiani dell’Hymalaia, dal Tibet sino al Nepal, forse anche sino all’India dell’ayurveda.

Trascorsero i secoli, sin quando alcuni chimici e farmacisti olandesi, scoprirono, con timidi tentativi, le proprietà antispasmodiche di quello che, allora, fu derivato di sintesi dal borace, comune in tutta l’Europa, in alcune zone, come in Toscana significativamente presente nelle zone dei ‘soffioni’ naturali.

Dalla farmacia pioniera alla realtà d’oggi

Il percorso dell’acido borico è degno di un romanzo d’appendice. 

Dai primi timidi tentativi olandesi rivolti alla capacità antispasmodica del XIII secolo, alla fine del 1700, il chimico Uberto Francesco Höfer, alla corte del Granducato di Toscana, ricercò l’acido borico in natura, individuandone ottimi giacimenti nella provincia di Grosseto, denominandolo sale sedativo o tinkal etrusco. Quel giacimento fu importante: nei secoli, dalla zona di Larderello, rinomata per i soffioni ‘boraciferi’, si passò rapidamente alla ricerca di altri giacimenti, individuati nella zona dei geyser americani, ma quella Toscana fu da sempre la realtà più importante.

Per questi motivi proprio la ricerca farmaceutica italiana è da sempre protagonista nell’ultilizzo dell’acido borico per le sue immense proprietà.

Fu da allora impiegato in vari settori dell’industria (dalle ceramica alla realizzazione di particolari tipologie di vetro, dalla saldatura alle concerie, sono solo alcuni esempi dell’ecletticità dell’acido) e della terapia antidolorifica, antisettica e depurativa.

La ricerca nei confronti di questo acido naturale non ha mai smesso di ritrovare nuovi indirizzi d’utilizzo, ed oggi, la sua ‘reinassance’ medica segue a ruota la rinascita della medicina pronta a ricercare nella natura (sia minerale ayurvedica o occidentale, sia rivolta all’erboristeria) nuove forme di terapia meno invasivi, ma pur sempre efficaci, quando non superiori, ai farmaci di sintesi di laboratorio.

Gli indirizzi terapeutici dell’acido borico

Le prime forme d’utilizzo dell’acido ortoborico furono sostanzialmente di tipo cutaneo.

Nell’800 della scoperta della farmacologia di questo medicale, utilizzato tramite pomate e unguenti preparati dai farmacisti d’epoca spesso grazie a ricette ben custodite nelle pagine di ricettari segreti e ben celati, venivano somministrate a pazienti i quali presentavano fenomeni dermatologici importanti, dei quali ancora, in alcuni casi, non si conosceva nè il nome nè la modalità di decorso patologico.

Nello spettro generale delle dermatiti di ogni tipo, sia batteriologico che micotico come psico-somatico, tra cui la psoriasi, gli unguenti di acido borico aiutavano un decorso anti-settico delle patologie della cute, non ultima anche la situazione di post-ustione, delicato momento in cui il sottocute esposto all’aria potrebbe risentire di focolai d’infezione.

Parallela alle terapie, anche la farmacologia evolveva il suo studio relativo a questo acido scoprendo quanto maggiore fosse la percentuale di guarigione, anche in termini di tempo, se l’ortoborico veniva somministrato per via orale.

In questa direzione anche oggi si concentrano le terapie, considerando a priori lo stato del paziente, il peso, un continuato monitoraggio dello stato generale del paziente per arginare, sino alla sospensione, eventuali problemi collaterali, il più delle volte rivolti a decorsi negativi a livello nefrologico.

L‘acido borico più che sul fegato si deposita sui reni, i quali, nel naturale filtraggio del sangue, concentrano i sali borici aumentando la possibilità di calcoli renali e conseguentemente affaticamento delle vie urinarie.

La terapia è comunque efficace: il monitoraggio da parte del medico è la soluzione per non generare problemi collaterali, una precauzione comune a tutti i farmaci indistintamente.

Quindi il potere antisettico dell’acido borico è ancora oggi al centro delle attenzioni di dermatologi sia in circostanze di stress epidermico, alle volte come supplemento di cura nella terapia rivolta a contrastare la psoriasi, sia in soluzioni ingerite, che in pomate. E’ efficace anche nel combattere l’acne, nonché, tramite unguenti particolari ed efficaci, sulla scia delle prime consapevolezze mediche, in caso d’ustione, l’acido borico contrasta il rischio d’infezione creando una pellicola antibiotica e protettiva.

Non solo dermatologia

La ricerca non si è fermata agli aspetti dermatologici dell’acido borico: proprio per il suo potere importante come antisettico generale, l’uso dell’acido, nelle corrette soluzioni e diluizioni del principio attivo, è particolarmente efficace nella risoluzione degli stati infiammatori oftalmici.

Non è questa una scoperta dell’ultima ora: già nei rimedi ‘della nonna’, l’acqua borica, una soluzione più delicata, veniva impiegata e applicata con battutoli d’ovatta in presenza di occhi arrossati e congestionati.

L’acido borico è ancora più efficace: il suo potere disinfettante, unito alla proprietà emolliente del liquido, è efficace e risolutivo durante congiuntiviti aggressive o congestioni di tutto l’occhio.

Piccoli impacchi ripetuti sono rimedi efficaci per quanto non sempre consigliati dai medici, ligi alla subordinazione degli informatori medici, pronti a consigliare l’ultimo ritrovato della medicina farmacologica, dimenticando quanto ancora possano dare alle terapie i vecchi rimedi, i vecchi principi attivi.

Un pò lo stesso discorso del Lattato di Calcio, efficace come aerosol durante stati di importanti arrossamenti di faringe e laringe, efficace ma con un unico problema, la sua piccola spesa.

Tornare a certi rimedi del passato non è una sconfitta, ma la consapevolezza che il prodotto non perde nel tempo la sua efficacia: viene solamente accantonato per motivi di speculazione economica.

Non ultimo, sempre per il suo potere antisettico e curativo, l’acido borico, seguendo una posologia di terapia mirata, risolve in breve tempo anche il fastidioso problema della Candida o di altre forme di vaginiti anche acute.

L’acido borico, un rimedio conosciuto sin dall’800

L’acido borio, o ortoborico, rappresenta per la medicina para-farmaceutica un’ottima alternativa ai farmaci di sintesi più aggressivi, determinando il proprio spettro d’azione in vari indirizzi di utilizzo e di cure.

Un rimedio efficace, conosciuto sin dalla metà dell’800.

Durante la ‘fioritura’ farmaceutica professionale, che in quel periodo surclassava le precedenti esperienze alchemiche nell’utilizzo della chimica e dei minerali tramite farmaci spesso deleteri per il fisico, alcuni medici e farmacisti potenziarono la ricerca farmacologica per incrementare l’utilizzo di questo acido in diverse tipologie e interventi mirati.

La storia di questo prodotto inizia ancora prima e si perde nel romanzo romantico dei grandi viaggiatori europei.

Fu probabilmente Marco Polo, tornando dal suo Grande viaggio in Oriente nel XIII secolo, a portare ai veneziani la conoscenza dell’acido ortoborico come prodotto impiegato per l’artigianato orafo, non conoscendo le destinazioni mediche preparate da alcuni sciamani tra gli altipiani dell’Hymalaia, dal Tibet sino al Nepal, forse anche sino all’India dell’ayurveda.

Trascorsero i secoli, sin quando alcuni chimici e farmacisti olandesi, scoprirono, con timidi tentativi, le proprietà antispasmodiche di quello che, allora, fu derivato di sintesi dal borace, comune in tutta l’Europa, in alcune zone, come in Toscana significativamente presente nelle zone dei ‘soffioni’ naturali.

Dalla farmacia pioniera alla realtà d’oggi

Il percorso dell’acido borico è degno di un romanzo d’appendice. 

Dai primi timidi tentativi olandesi rivolti alla capacità antispasmodica del XIII secolo, alla fine del 1700, il chimico Uberto Francesco Höfer, alla corte del Granducato di Toscana, ricercò l’acido borico in natura, individuandone ottimi giacimenti nella provincia di Grosseto, denominandolo sale sedativo o tinkal etrusco. Quel giacimento fu importante: nei secoli, dalla zona di Larderello, rinomata per i soffioni ‘boraciferi’, si passò rapidamente alla ricerca di altri giacimenti, individuati nella zona dei geyser americani, ma quella Toscana fu da sempre la realtà più importante.

Per questi motivi proprio la ricerca farmaceutica italiana è da sempre protagonista nell’ultilizzo dell’acido borico per le sue immense proprietà.

Fu da allora impiegato in vari settori dell’industria (dalle ceramica alla realizzazione di particolari tipologie di vetro, dalla saldatura alle concerie, sono solo alcuni esempi dell’ecletticità dell’acido) e della terapia antidolorifica, antisettica e depurativa.

La ricerca nei confronti di questo acido naturale non ha mai smesso di ritrovare nuovi indirizzi d’utilizzo, ed oggi, la sua ‘reinassance’ medica segue a ruota la rinascita della medicina pronta a ricercare nella natura (sia minerale ayurvedica o occidentale, sia rivolta all’erboristeria) nuove forme di terapia meno invasivi, ma pur sempre efficaci, quando non superiori, ai farmaci di sintesi di laboratorio.

Gli indirizzi terapeutici dell’acido borico

Le prime forme d’utilizzo dell’acido ortoborico furono sostanzialmente di tipo cutaneo.

Nell’800 della scoperta della farmacologia di questo medicale, utilizzato tramite pomate e unguenti preparati dai farmacisti d’epoca spesso grazie a ricette ben custodite nelle pagine di ricettari segreti e ben celati, venivano somministrate a pazienti i quali presentavano fenomeni dermatologici importanti, dei quali ancora, in alcuni casi, non si conosceva nè il nome nè la modalità di decorso patologico.

Nello spettro generale delle dermatiti di ogni tipo, sia batteriologico che micotico come psico-somatico, tra cui la psoriasi, gli unguenti di acido borico aiutavano un decorso anti-settico delle patologie della cute, non ultima anche la situazione di post-ustione, delicato momento in cui il sottocute esposto all’aria potrebbe risentire di focolai d’infezione.

Parallela alle terapie, anche la farmacologia evolveva il suo studio relativo a questo acido scoprendo quanto maggiore fosse la percentuale di guarigione, anche in termini di tempo, se l’ortoborico veniva somministrato per via orale.

In questa direzione anche oggi si concentrano le terapie, considerando a priori lo stato del paziente, il peso, un continuato monitoraggio dello stato generale del paziente per arginare, sino alla sospensione, eventuali problemi collaterali, il più delle volte rivolti a decorsi negativi a livello nefrologico.

L‘acido borico più che sul fegato si deposita sui reni, i quali, nel naturale filtraggio del sangue, concentrano i sali borici aumentando la possibilità di calcoli renali e conseguentemente affaticamento delle vie urinarie.

La terapia è comunque efficace: il monitoraggio da parte del medico è la soluzione per non generare problemi collaterali, una precauzione comune a tutti i farmaci indistintamente.

Quindi il potere antisettico dell’acido borico è ancora oggi al centro delle attenzioni di dermatologi sia in circostanze di stress epidermico, alle volte come supplemento di cura nella terapia rivolta a contrastare la psoriasi, sia in soluzioni ingerite, che in pomate. E’ efficace anche nel combattere l’acne, nonché, tramite unguenti particolari ed efficaci, sulla scia delle prime consapevolezze mediche, in caso d’ustione, l’acido borico contrasta il rischio d’infezione creando una pellicola antibiotica e protettiva.

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Acido borico, un alleato prezioso per l'organismo
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Acido borico, un alleato prezioso per l'organismo
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