Cos’è la mastite?

Quando si parla di mastite, non tutti hanno le idee chiare. Sono tante infatti le donne che scoprono l’esistenza di questa patologia nel momento stesso in cui viene diagnosticata loro. La mastite è una malattia di tipo infiammatorio la cui origine nella maggior parte dei casi è batterica. Questa malattia colpisce soprattutto le donne in età fertile, durante l’allattamento al seno del neonato, ed è facilmente riconoscibile poiché è in grado di alterare sia l’aspetto che le funzioni primarie della mammella. La mastite coinvolge i dotti mammari, ovvero i canali che consentono al latte materno di confluire verso l’esterno dei seni attraverso i capezzoli. Si potrebbe pensare che con una mastite in atto, la mamma non possa più allattare al seno il neonato, ma in realtà non è così. Anche se affetta da mastite, infatti, la donna può comunque proseguire con l’allattamento al seno, ma deve seguire alcuni piccoli accorgimenti del medico per se stessa e per il bambino. Non solo, perché drenare il seno e far confluire il latte materno all’esterno tramite appunto l’allattamento è fondamentale per il processo di guarigione della mastite, oltre che per evitare che l’infezione possa diffondersi al resto della mammella. Generalmente la mastite insorge nei primi tre mesi d’allattamento ed è quasi sempre mono-laterale: interessa cioè un seno alla volta (occasionalmente può passare da una mammella all’altra)

Le cause della mastite: perché insorge l’infezione?

La mastite non è una sola causa. Le origini, infatti, possono essere diverse e si suddividono sostanzialmente in cause di natura meccanica e cause di natura virale, dunque infettiva. Tra le cause meccaniche, in primis c’è l’errato attaccamento del bambino al seno. Se il neonato si attacca alla mammella in maniera scorretta, in posizioni scomode e con un eccessiva foga, questo può causare lesioni alla cute o le tanto temute ragadi. Ovviamente tutte le eventuali ferite aperte sono potenziale veicolo di virus e batteri, dunque di infezioni come la mastite. Per quanto riguarda invece le cause di natura virale, generalmente lo stato di debolezza della madre e un conseguente abbassamento delle difese immunitarie possono determinare o favorire l’ingresso di agenti patogeni (per esempio virus, batteri, ecc.) nelle ghiandole mammarie. Tra questi c’è lo stafilococco: proprio questo batterio è uno di quelli più implicati nello sviluppo della mastite. Come abbiamo già accennato, una delle tipologie di mastite più diffuse è quella legata all’allattamento, che viene chiamata mastite puerperale. Di solito si tratta di una mastite acuta, episodica e non cronica, che si risolve nell’arco di qualche settimana. Esistono altre tipologie di mastiti acute, le cui cause sono assolutamente indipendenti dall’allattamento, e vengono dette mastiti non puerperali; le cause tuttavia sono sempre batteriche. Non bisogna dimenticare poi le mastiti croniche, che hanno svariate cause, e quelle dovute a un momentaneo eccesso di ormoni estrogeni, come per esempio la mastite legata alla pubertà. Altre cause della mastite sono rappresentate dalla dilatazione dei dotti galattofori tipica dell’allattamento, da cui deriva il cosiddetto “ingorgo mammario”, con la mammella che non si svuota completamente e il latte che ristagna, facendo proliferare i batteri, e ovviamente la scarsa igiene.

Quali sono i principali sintomi della mastite?

La mastite ha sintomi ben precisi, impossibili da confondere con quelli di un’altra patologia. La donna che ne soffre, infatti, lamenta dei dolori molto forti al seno, in corrispondenza della mammella che ha sviluppato l’infezione. Al seno dolorante si aggiunge spesso un gonfiore anomalo: l’area interessata risulta arrossata e irritata, e si avverte un intenso bruciore quando si allatta. Generalmente a questa sintomatologia specifica si aggiungono anche sintomi aspecifici come febbre e stanchezza. Proprio per via di questi sintomi aspecifici, talvolta la mastite viene scambiata per una comune sindrome influenzale. Un bravo medico, tuttavia, è in grado di indovinare la diagnosi attraverso una visita specialistica o anche solo ascoltando i sintomi riferiti dalla donna ed esaminandone la mammella. Per quanto, se curata in tempo, di solito non è pericolosa per la salute della donna o del bambino, la mastite non va neanche sottovalutata. Se non viene curata, infatti, può evolversi in disturbi ben più gravi, causando per esempio un ascesso o determinando il formarsi di pus dentro le ghiandole mammarie.

Come si cura la mastite? I principali interventi

Sarà il medico specialista, una volta diagnosticata la mastite, a decidere che tipo di intervento adottare. Le cure sono diverse:

  • in primis ci sono gli antibiotici, la cui funzione è quella di eliminare la carica batterica che ha determinato l’insorgere della malattia. Gli antibiotici agiscono alla radice del problema, debellandone la causa e determinando di conseguenza una progressiva regressione della sintomatologia;
  • il medico può anche decidere per l’assunzione di anti-infiammatori da banco, per esempio paracetamolo o ibuprofene. Queste molecole non intervengono sulle cause della mastite ma sui sintomi, alleviandoli e agevolando così una spontanea guarigione della malattia.

A prescindere che si utilizzino antibiotici o anti-infiammatori, sarà il medico a decidere se la donna potrà proseguire oppure no con l’allattamento al seno. Di solito, qualora i medicinali assunti non rappresentino un rischio per il neonato, si tende a far proseguire l’allattamento anche con una mastite in corso. Come accennato in precedenza, infatti, l’allattamento al seno può rappresentare esso stesso una sorta di cura per la mastite, dal momento che impedisce al latte di ristagnare e ne favorisce l’uscita attraverso i capezzoli.

Altre cure non mediche ma abbastanza efficaci per alleviare i sintomi della mastite sono rappresentate dagli impacchi: questi vanno applicati sulla zona interessata e devono essere ben caldi prima di allattare e freddi subito dopo aver allattato.

Se invece non si è intervenuti per tempo e la mastite si è trasformata in un ascesso, potrebbe rendersi necessaria l’incisione chirurgica.

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