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L’epilessia è una malattia che attualmente colpisce circa sessantacinque milioni di persone in tutto il mondo. Si tratta di dati epidemiologici che la collocano tra le patologie neurologiche croniche più comuni. Cercheremo di fare luce su questa malattia da cui sono colpiti circa cinquecentomila pazienti in Italia e che in pieno XXI secolo è ancora poco conosciuta a molti.

Cos’è l’epilessia

L’epilessia è una malattia che colpisce il cervello e che provoca delle instabilità dei valori elettrici che si traducono in delle scariche elettriche incontrollate che a loro volta inducono degli impulsi nervosi autonomi che arrivano a stimolare i muscoli. A seconda dell’area interessata dalle scariche elettriche il paziente soffrirà di alterazioni sensoriali di diversa natura riflettenti le funzioni associate all’area di cervello colpita. Le crisi epilettiche in genere provocano tremori o contrazioni muscolari involontarie che possono essere di lieve entità ma anche avere carattere violento fino a provocare convulsioni.

Il disturbo è localizzato tipicamente a livello della corteccia cerebrale. Queste scariche elettriche anomale sono provocate da un non corretto funzionamento dei neuroni cerebrali e si possono paragonare a un corto circuito che manda in tilt delle parti del cervello scatenando i sintomi tipici che si accompagnano alla malattia. L’epilessia si distingue in Piccoli Mali e Grandi Mali a seconda della gravità delle manifestazioni sintomatologiche.

Si definiscono Piccoli Mali crisi accompagnate da momentanee e brevi perdite di coscienza, momenti di astrazione e perdita di contatto con la realtà, allucinazioni visive, improvvisa ilarità o repertini ed evidenti cambi di umore, contrazioni muscolari di piccola entità, tremori. Le crisi definite Grandi Mali, invece, sono caratterizzate da sintomi più evidenti e di maggiore entità come perdite di conoscenza paragonabili a svenimenti, perdite di equilibrio, contrazioni muscolari violente, crisi convulsive.

Sintomi epilessia

Le caratteristiche della malattia

Le crisi epilettiche normalmente si risolvono spontaneamente nel giro di poco tempo, possono durare infatti da pochi secondi a pochi minuti, tuttavia i sintomi e la frequenza delle crisi possono differire significativamente da persona a persona. Si può andare da alterazioni sensoriali, psichiche e motorie di lieve entità e localizzate ad uno degli arti fino ad arrivare ai casi limite di crisi convulsive che interessano tutto il corpo.

Anche la durata e la frequenza degli attacchi di epilessia varia da individuo a individuo e può avere durate di pochi secondi fino ad arrivare a presentarsi più volte al giorno e con crisi intense e prolungate. In particolare, chi soffre di quest’ultimo tipo di crisi corre il rischio di incorrere in crisi cardiache o respiratorie che possono condurre al decesso. 

L’epilessia ha maggiore incidenza in soggetti in età infantile e durante la terza età. Si ritiene che tra i le cause scatenanti della malattia vi siano fattori ereditari, alterazioni genetiche, lesioni cerebrali di origine traumatica o infettiva, ictus, fattori ambientali. La diagnosi presuppone un’attenta valutazione del Neurologo ed esami strumentali come elettroencefalogramma per la valutazione dei valori elettrici medi e di picco e TAC e risonanza magnetica per evidenziare eventuali lesioni a carico dei tessuti cerebrali.

Convivere con l’epilessia

L’epilessia è certamente una malattia molto invalidante sia considerando le alterazioni di coscienza che può provocare, sia per le implicazioni psico-sociali legate all’ambiente famigliare, scolastico e lavorativo dei pazienti e alle dinamiche relazionali delle persone appartenenti a questi ambienti con il paziente, sia per il rischio di incorrere in infortuni o di morire. 

In sintesi, l’aspetto di malattia socialmente invalidante è particolarmente sentito dai pazienti anche in virtù di una scarsa informazione su questa malattia. Spesso l’epilessia è associata a disturbi mentali e a malattie di tipo psicotico piuttosto che a ritardi cognitivi delle persone che ne sono affette quando in realtà si tratta di tutt’altro. Certe risposte di tipo sociale come l’emarginazione e la generalizzata difficoltà a sapersi rapportare con chi soffre di epilessia, a cui spesso si accompagna l’incapacità di affrontare le crisi epilettiche e di aiutare efficacemente le persone che ne sono colpite, produce ulteriori stress emotivi che finiscono con il favorire altre crisi.

Le difficoltà sociali derivanti dall’epilessia sono particolarmente sentite nei bambini, già terrorizzati dai sintomi e dagli attacchi dovuti alla malattia e certamente meno attrezzati per affrontare tutte le difficoltà correlate. In soggetti particolarmente giovani la sensazione di disorientamento dovuta ai sintomi si può trasferire nel quotidiano e colpire l’equilibro psicologico in una fase particolarmente delicata. Sotto questo punto di vista è molto importante anche l’intervento di genitori e docenti per cercare di costruire un ambiente sostenibile intorno ai bambini che soffrono di epilessia. Sintomi di carattere psicologico si accompagnano frequentemente a quelli tipici dell’epilessia in soggetti particolarmente giovani e non adeguatamente supportati socialmente.

Cure, trattamenti e qualità di vita

L’epilessia può essere trattata farmacologicamente con successo nel settanta per cento dei casi. Non si tratta di vere e proprie cure della malattia quanto piuttosto di controllarne i sintomi. Esiste una categoria di farmaci antiepilettici, calmanti e psicofarmaci che aiutano ad alleviare i sintomi e che a seconda del tipo di sintomi provocati dall’epilessia possono essere assunti per tutta la vita. Molti di questi farmaci provocano effetti collaterali indesiderati anche importanti.

Nel caso in cui l’epilessia sia di tipo resistente, cioè non risponda alle terapie farmacologiche, si può valutare un intervento chirurgico che in molti casi può essere risolutivo. Nuove terapie, inoltre, stanno aprendo nuove strade per il trattamento dell’epilessia e sono basate su stimolazioni elettriche del cervello che vanno ad interferire e a correggere le anomalie elettriche dei neuroni. Buoni riscontri si stanno registrando con la stimolazione del nervo vago mediante l‘impianto di un dispositivo simile ad un pace maker che trasmette impulsi al sistema nervoso centrale tramite dei fili sottilissimi. Anche particolari diete alimentari stanno mostrando nuove possibilità di trattamento dell’epilessia.

La qualità di vita dei pazienti è legata sia ai sintomi tipici della malattia che ai contraccolpi di natura psicologica, passando per le difficoltà interpersonali e gli effetti collaterali provocati dai farmaci. Chi soffre di epilessia ha evidenti problemi di qualità della vita anche in virtù dell’impatto dei trattamenti. Stati di ansia e di depressione sono piuttosto comuni nelle persone che soffrono di epilessia, a cui si accompagnano irritabilità e difficoltà di controllo comportamentale. È opportuno considerare anche il sostegno psicologico per i pazienti, specialmente per i bambini che in tenera età si trovano a dover affrontare i disagi che questa malattia comporta direttamente e indirettamente.

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Epilessia cos’è e come conviverci
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L'epilessia è una malattia che attualmente colpisce circa sessantacinque milioni di persone in tutto il mondo. Scopriamo di cosa si tratta e come conviverci
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